Assenza di scopo e gentilezza, come coltivarli nella Mindfulness

 

E’ interessante notare quanto anche nelle nostre attività più semplici sia sempre presente l’idea di uno scopo di un fine che giustifichi quello che stiamo facendo; beviamo perché abbiamo sete o perché c’è una bevanda che ci piace, usciamo di casa perché abbiamo lo scopo di arrivare all’ edicola e via dicendo.

Ci sembra strano addirittura insensato immaginare una qualche forma di attività che sia senza  uno scopo preciso.

Infatti ci verrebbe subito da dire che se qualcosa non ha scopo allora è inutile, una perdita di tempo. E questo ha in un certo senso anche un fondamento di verità. (Anche se in realtà si tratterebbe più di una  perdita “del “tempo” che “di” tempo) Continua a leggere “Assenza di scopo e gentilezza, come coltivarli nella Mindfulness”

Equanimità, Indifferenza, Reattività: affinità e differenze

 

 

Uno degli equivoci che spesso mi capita di sentire quando si parla di equanimità, riguarda il confondere o l’ assimilare questa importante qualità con gli atteggiamenti dell’indifferenza e del distacco, con la freddezza e il disinteresse che sono invece cosa alquanto diversa.

Per chiarire meglio ho immaginato di distinguere “tre tipi di mente” che in realtà sono solo diverse dimensioni, differenti aspetti della mente piuttosto che vere e proprie menti distinte tra loro. Continua a leggere “Equanimità, Indifferenza, Reattività: affinità e differenze”

La pratica del lasciar andare, tra consapevolezza e “inquinanti”

Nella pratica della consapevolezza, ci alleniamo a lasciar andare, o meglio a smettere di afferrare le cose.

Il lasciar andare non è un qualcosa che facciamo ma piuttosto accade quando vediamo con chiarezza la sofferenza insita nell’afferrare, nell’aggrapparci, nel trattenere.

 Per questo bisogna diventare molto abili e bravi nel riconoscere gli inquinanti mentali (klesha).

Quando incontriamo e riconosciamo la presenza gli inquinanti nella nostra mente dovremmo paradossalmente essere molto felici! Continua a leggere “La pratica del lasciar andare, tra consapevolezza e “inquinanti””

3 importanti attitudini per “vivere” il corpo anzichè “usarlo”

 La pratica yoga di consapevolezza potrebbe indirizzarci verso un modo diverso di vivere il corpo. Un modo che sia sostanzialmente sensibile consapevole e aggraziato, quindi molto diverso dal modo usuale con cui entriamo in relazione con l’io-corpo.

Questo non sempre  accade in quanto spesso nella pratica si perdono di vista alcuni punti di riferimento basilari e fondamentali. Potremmo riassumere questo “corretto atteggiamento” attraverso tre direttive base  che ho chiamato

“I tre atteggiamenti fondamentali per abitare il corpo”

e cioè:

  • Il Non-utilizzo

  • Il Non- controllo

  • Il Non-possesso

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