Scopri l’Inconoscibile: Il Viaggio Dentro Te

Non possiamo conoscerci fino in fondo.
Non solo perché siamo in continuo cambiamento, ma perché c’è qualcosa in noi che, per natura, sfugge allo sguardo.

Ciò che conosce non può essere conosciuto.
L’occhio che vede non può essere visto.

Eppure, nel cammino autentico di autoconoscenza, prima o poi ci imbattiamo proprio lì:
in un punto in cui smettiamo di capire… e iniziamo, forse, a incontrare davvero noi stessi.

All’inizio può disorientare.
Siamo abituati a definirci, a spiegarci, a “capirci”.
Ma arriva un momento in cui ogni tentativo di afferrare chi siamo sembra scivolare via.

Ti è mai capitato?
Di fermarti, magari in silenzio, e sentire che c’è qualcosa di te che non riesci a mettere in parole… ma che è incredibilmente vivo?

Paradossalmente, è proprio lì che può emergere un grande sollievo.
Non devo sapere tutto.
Non devo afferrare tutto.
Posso lasciare essere.

Avvicinarsi a se stessi allora diventa un avvicinarsi a un mistero.
Non qualcosa da risolvere, ma qualcosa da rispettare.

È qui che meditazione e preghiera trovano, forse, il loro senso più profondo:
non tanto capire, ma entrare in relazione.
Non possedere, ma ascoltare.

Magari attraverso un respiro più lento.
Un momento di quiete.
Un gesto semplice, quotidiano, fatto con presenza.

E in quello spazio, a volte, accade qualcosa di sottile:
una qualità di presenza, un senso di Essere che non ha bisogno di definizioni.

Ti sei mai concesso di stare lì, senza cercare di capire?
Cosa succede se smetti, anche solo per un attimo, di volerti spiegare?

Forse è proprio così che iniziamo a conoscerci davvero:
attraverso la nostra inconoscibilità.

E forse, in quel non-sapere, si apre la porta a qualcosa di più intimo, più essenziale…
qualcosa che non possiamo possedere, ma solo incontrare.

E tu, come ti relazioni a questo mistero che sei?

(questo disegno intuitivo rappresenta per me proprio ciò di cui ho parlato qui, l’ho intitolato “il manifestarsi di anima” …senza volto ma con infiniti volti possibili…se ti interessa saperne di più sul disegno intuitivo contattami.. 🙂

Tre “doni” della mindfulness. Come la meditazione puo’ arricchire la tua vita

Attraverso la pratica della meditazione di consapevolezza o mindfulness, potrai sviluppare almeno , tre nuove potenzialità, tre veri e propri “doni” che possono arricchire decisamente la tua vita.

Queste potenzialità sono delle vere e proprie nuove prospettive,  tre punti di vista che, pienamente sviluppati, possono davvero cambiare il tuo modo di vedere e di fare esperienza della realtà.

Il titolo di questi tre doni è chiaramente metaforico, prendilo quindi “tra virgolette”, come evocazione di un esperienza interiore.

Il primo è

       “Vedere le cose dall’alto”

La tua prospettiva sulle cose sarà via via più ampia e più completa, come se salissi su una montagna e vedessi le cose dall’alto, vedi di più c’è più spazio e hai accesso ad una visione d’insieme

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Mindfulness in azione : Tre pratiche di consapevolezza con il respiro da applicare nella vita quotidiana

Oggi vorrei proporti tre pratiche da mettere in atto attraverso il respiro, per trovare la centratura e praticare la consapevolezza nel bel mezzo delle attività quotidiane.

Sono pratiche semplici ma allo stesso tempo molto potenti, se applicate ripetutamente e con passione, calore, “tapas”.

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Equanimità, Indifferenza, Reattività: affinità e differenze

 

 

Uno degli equivoci che spesso mi capita di sentire quando si parla di equanimità, riguarda il confondere o l’ assimilare questa importante qualità con gli atteggiamenti dell’indifferenza e del distacco, con la freddezza e il disinteresse che sono invece cosa alquanto diversa.

Per chiarire meglio ho immaginato di distinguere “tre tipi di mente” che in realtà sono solo diverse dimensioni, differenti aspetti della mente piuttosto che vere e proprie menti distinte tra loro. Continua a leggere “Equanimità, Indifferenza, Reattività: affinità e differenze”

La pratica del lasciar andare, tra consapevolezza e “inquinanti”

Nella pratica della consapevolezza, ci alleniamo a lasciar andare, o meglio a smettere di afferrare le cose.

Il lasciar andare non è un qualcosa che facciamo ma piuttosto accade quando vediamo con chiarezza la sofferenza insita nell’afferrare, nell’aggrapparci, nel trattenere.

 Per questo bisogna diventare molto abili e bravi nel riconoscere gli inquinanti mentali (klesha).

Quando incontriamo e riconosciamo la presenza gli inquinanti nella nostra mente dovremmo paradossalmente essere molto felici! Continua a leggere “La pratica del lasciar andare, tra consapevolezza e “inquinanti””