il Podcast “Counseling per vivere meglio” ascolta i primi due episodi!

[spreaker type=player resource=”episode_id=17031803″ width=”100%” height=”200px” theme=”light” playlist=”false” playlist-continuous=”false” autoplay=”false” live-autoplay=”false” chapters-image=”true” episode-image-position=”right” hide-logo=”false” hide-likes=”false” hide-comments=”false” hide-sharing=”false” hide-download=”true” ]

[spreaker type=player resource=”episode_id=17104829″ width=”100%” height=”200px” theme=”light” playlist=”false” playlist-continuous=”false” autoplay=”false” live-autoplay=”false” chapters-image=”true” episode-image-position=”right” hide-logo=”false” hide-likes=”false” hide-comments=”false” hide-sharing=”false” hide-download=”true” ]

E’ il passato o il presente a condizionarci di più?

Spesso pensiamo che sia il passato a condizionarci.

Questa però se ci riflettiamo bene è una convinzione che nutriamo nel presente.
Potremmo dire perciò che non è tanto il nostro passato a condizionarci, quanto le storie che ci raccontiamo sul nostro passato.

E’ il modo con cui viviamo oggi ciò che sappiamo del passato, a influenzarci.

Questo sapere è anche un sapere “immagazzinato” nel corpo, che viene vissuto attualmente come tono affettivo-muscolare, modi caratteristici di muoversi e di respirare, tensioni o aree ipoenergetiche, umore di base.

Queste storie che ci raccontiamo, che spesso il corpo stesso racconta, è nel presente che vengono tessute ed elaborate, ricordate ed esperite.

Quindi può rivelarsi molto più utile disporsi in un assetto mentale in cui riconosciamo che è ciò che oggi facciamo e continuiamo a fare, ad influenzarci.


Anche ciò che pensiamo di sapere del nostro passato dunque, è una costruzione che teniamo viva nell’oggi.

Il nostro passato infatti non è mai un fatto oggettivo, ma è sempre una ricostruzione, a volte cosciente a volte meno, una rielaborazione che a diversi stadi della vita il nostro corpo-mente compie.

Ciò che ancora di più è singolare e interessante è che queste storie, queste narrazioni, spesso sono lasciate un po’ al caso; le tessiamo quando siamo di cattivo umore, ci facciamo facilmente influenzare dalle opinioni altrui, o si generano un po’ automaticamente attraverso il rimuginare della mente.
Spesso se ci facciamo caso, ci rendiamo conto che non siamo noi a generare le storie, ma sono le storie a generare in qualche modo il nostro io.

Quindi sembra che sia molto importante decidere in modo autonomo deliberato e cosciente, quali storie vogliamo narrare e come lo vogliamo fare, dove vogliamo che ci portino.

Le storie che ci narriamo automaticamente, attraverso schemi condizionati, hanno un carattere depotenziante, consumano le nostre risorse, tendono ad essere ripetitive e stantie.

Anche se alcuni atteggiamenti hanno un’origine lontana, è nell’oggi che si manifestano ed operano secondo modalità specifiche e individuabili

Quindi ciò che sembra importante è il come oggi nel presente scegliamo coscientemente di narrare la nostra identità, i nostri passi le nostre esperienze fondamentali.
Soprattutto è importante coltivare una prospettiva che partendo dal presente apra un senso di fiducia nel “dopo”, nel dove vogliamo che la nostra storia ci porti, nella direzione che possiamo prospettare.

Questo modo di guardare ai diversi eventi della vita, è radicato nel qui e ora, ed appartiene pienamente all’ambito di competenza del counseling, in quanto non punta a rivivere esperienze del lontano passato per risolverle, ma sceglie oggi modi nuovi di raccontare e narrare esperienze che ruotano sempre intorno all’asse del presente.
Un presente allargato che raccoglie stimoli da altri momenti della vita, e li unifica nel qui e ora, in una nuova e viva narrazione.

Inoltre nel percorso di counseling, si lavora su come oggi quei meccanismi condizionanti operano, ed è portando sul loro processo una consapevolezza rinnovata che si possono attivare scelte differenti.

L’esperienza artistica, la creatività come viene utilizzata nel counseling espressivo, o artcounseling permette di ri-narrare il nostro sé in forme sempre diverse, nuove, dinamiche.

 La creatività in ogni sua forma, attinge all’energia del cambiamento, della trasformazione, del permettersi di cambiare strada e di agire fuori dagli schemi consueti, rimanendo in contatto anche con l’imbarazzo, il disagio, il vuoto, l’insicurezza, trasformandoli in risorse.

Il setting di un Art Counselor, fornisce un ambiente contenitivo a tutte queste difficili emozioni, un contesto per esplorarle e trasformarle creativamente. Così attraverso l‘arte e il fare creativo, creiamo nuove storie nel presente che vanno a costruire il processo del nostro sé in maniera fluida e personale. Ciò che si sperimenta solitamente è un grande senso di potere personale, la capacità di riuscire, di poter fare, poter essere, e poter decidere sulla propria vita attingendo ad uno spettro di risorse sempre più ampio.

Oltre il recinto c’è la vita. Cambiare si può

Cambiare è rischioso e comporta impegno e fatica.

Richiede di aprirsi al nuovo, di avventurarsi nello sconosciuto.

Non tutti sono disposti ad uscire da ciò che è familiare e rassicurante, dalla sfera delle abitudini acquisite.

Ci si avvicina alla possibilità del cambiamento spesso attraverso il dubbio, l’incertezza o la paura, o attraverso un “economia energetica” che lo valuta troppo dispendioso o faticoso, la nostra terribile finanziaria personale; la BCE che è dentro di noi.

Così molti permangono nella stagnazione del già noto.

E’ curioso notare invece come l’energia spesa in un cammino di crescita sia simile ad investimento molto produttivo: si ha un enorme ritorno in termini di vitalità, autostima, entusiasmo, potere personale, fiducia.

La fatica del cammino interiore è una fatica che nutre, e non svuota.
Mentre la “non-fatica” del non-cambiamento svuota e non nutre.

Così alcuni, la maggior parte a dire il vero, sono spinti ad intraprendere un percorso di cambiamento quando la fatica del rimanere nella condizione attuale diventa troppo alta e inizia a superare quella che si immagina debba venir spesa per avviare un processo di trasformazione.

Questo tipo di motivazione ad iniziare un cammino (che sia un percorso di counseling, arteterapia, una psicoterapia, oppure un cammino spirituale -meditativo, o altro) è a mio avviso di tipo “autoprotettivo”, è volto a tutelare se stessi dal peggio.
Si sceglie di cambiare perché si è quasi costretti, per non peggiorare, perché così non si può continuare.

Questa motivazione autoprotettiva, sebbene abbia il pregio della urgenza e della spinta della necessità, spesso tende ad indebolirsi lungo il percorso e tende ad esaurirsi facilmente non appena un adattamento accettabile viene raggiunto.
L’inerzia iniziale spesso si ripresenta giusto qualche passo più in là.

Oppure si può intraprendere un cammino perché si intuisce o si è sperimentata in qualche modo l’energia del cambiamento volontario, la fatica nutriente dell’impegno e della responsabilità, la freschezza rinnovante della disciplina interiore, il gusto dell’avventura dell’ignoto che ci riavvicina a noi stessi.

Questo cambiamento è volontario, proattivo e in un certo senso gratuito.

Nasce quando si riattiva in noi la “pulsione autorealizzativa”, la tendenza all’autocompimento, la spinta verso il pieno sviluppo della personalità umana, di cui parlano le tradizioni spirituali, la filosofia e la psicologia umanistica.

Anche questo cammino nasce da una sorta di disagio, di un sentore dell’indisponibilità interiore a lasciare tutto com’è, ma non tanto per una costrizione della sofferenza quanto più per una intuizione, una visione di una vita piena, di ricchezza esistenziale, di una felicità possibile.

Il cammino richiede impegno, ma come dicevamo, ci ripaga con una moneta di più alto valore, ci restituisce la verità di noi stessi, la nostra umanità e autenticità.
E non c’è sicurezza, agio o zona di confort che possa valere altrettanto.


Si comprende che si può essere di più e altro, che la crescita e lo sviluppo attraversano tutte le età, che si può amare, gioire e anche soffrire, di più e meglio, pienamente e in modi sempre nuovi, insomma che “oltre il recinto c’è la vita”, e quella vita è una sorgente ricca che si vuole assaporare, gustare onorare e celebrare.

Il vero cambiamento comunque non è diventare qualcos’altro, ma è tornare a se stessi, alla nostra essenza sacra e originaria, piuttosto che continuare a sfuggirvi.

Art -Counseling, Creatività e Crescita Personale

L’art counselor promuove il cambiamento e la crescita personale attraverso la creatività e l’esperienza artistica.

Il fare artistico-creativo è alla portata di tutti:
Nel contesto del counseling ha la finalità di risvegliare le tue risorse assopite o dimenticate, non quella di produrre opere d’arte.

Non c’è alcuna finalità estetica, tienilo bene a mente.
Così puoi invitare a far tacere quella vocina che starà già dicendo..”ma io non sono capace a :disegnare/dipingere/danzare ecc..ecc..

Non si tratta di produrre delle opere d’arte..

L’unica vera opera che puoi creare in realtà sei te stesso.

Perché? Perché creare significa innanzitutto trasformare.

Trasformare un foglio bianco in un esplosione di colori, un movimento automatico in un gesto espressivo, un passo in una danza lieve o scatenata, una sequenza di parole in significato e poesia..

Trasformare un emozione in parole, in segni e colori, e poterle poi osservare e toccare, instaurare con loro una relazione.

Facendo questi piccoli atti creativi inizi a conoscere te stesso e lo fai giocando esplorando e danzando.

Impari quindi a giocare con ciò che senti e anche a trasformarlo con leggerezza.

Piano piano ti accorgi che puoi incidere di più sulla tua vita, modificare le tue scelte le tue abitudini e le tue azioni, ciò che sei e che puoi diventare.

Inizi  quindi a diventare te stesso.

Perché dico diventare te stesso? Non lo sei già?
Si e no.

Perché da un lato lo sei già, (chi altri potresti essere?)

Da un lato, c’è la tua natura perfetta e profonda, che sta già lì, la tua completezza originaria che preme per venir fuori. Dall’altro devi adoperarti per diventarlo,  perché in qualche modo, paradossalmente, come tutti, per adattarti al mondo, ti sei allontanato dalla tua vera natura.

Quindi devi aiutare questo processo, farla emergere come una statua da un blocco di marmo. Togliere il superfluo, ciò che non è veramente te.

Se ti chiedi veramente perché la tua vita attuale probabilmente non ti soddisfa, ti accorgerai che ciò che manca principalmente è proprio la vena della creatività; spesso i giorni si susseguono uguali a loro stessi e la routine prende il sopravvento e ti soffoca.

Ma come può aiutarti concretamente nella vita di tutti i giorni esercitare la creatività?

Pensaci bene, molto spesso la soluzione ai tuoi problemi esiste già in te, solo che non ti permetti di ascoltarla e sperimentarla davvero perché quella voce che “sa” è soffocata dalle tante abitudini nocive, dalla paura e preoccupazioni quotidiane.

Fare spazio dentro di sé, e un po’ di silenzio è il primo passo necessario per iniziare ad ascoltarsi davvero. (in questo può aiutarti la meditazione come la mindfulness, se non sai cos’è o vuoi saperne di più clicca qui)

Ad esempio quella situazione che ti irrita o ti da fastidio, quanto ti permetti di leggerla diversamente, di vederla da diversi punti di vista? Quanto sei creativo innanzitutto nel comprenderla? Immagino poco vero? Spesso quello che facciamo è accontentarci di come le cose ci appaiono a seconda di quello che siamo condizionati a pensare.

Figuriamoci quanta creatività impiegherai per trasformarla, per produrre cambiamenti.
Questo perché non sei completamente cosciente di tutte le tue risorse a disposizione, di come trovarle, attivarle ed applicarle.

  • Trovarle, cioè ri-conoscerle in te, conoscerle di nuovo, nel nuovo, nel qui e ora,  ri-trovarle.
  • Attivarle, perché probabilmente saranno parecchio addormentate, quindi bisogna rimetterle in circolo, dare loro energia, respiro.
  • Infine devi imparare ad Applicarle alla vita concreta, diventare abile nell’ essere spontaneamente creativo.

    Per fare questi passi hai bisogno di fare un percorso, di allenare queste facoltà,  e potresti trovare in un art counselor un valido aiuto in questo.

In questo processo l’art counselor è colui che ti affianca e accompagna nel viaggio, ti stimola e mette la sua creatività e le sue competenze al servizio della tua.

Per mettere in moto questo processo, per imparare quindi a ritrovare-attivare-applicare le tue personali risorse e il tuo potenziale creativo, puoi avvalerti del supporto di un art-counselor o di un arteterapeuta.

Ti posso assicurare che è un viaggio affascinante, nel quale piano piano ti riscoprirai padrone della tua vita e capace di produrre i cambiamenti che desideri.

Per me, accompagnare le persone in questo viaggio alla riscoperta di loro stesse è per me fonte di grande gioia e soddisfazione.
Esercito e nutro così gran parte della mia personale creatività, mettendola al servizio degli altri.

Amo profondamente questa professione, mi piace sopratutto stare accanto alle persone nel momento in cui vedo formarsi quell’espressione di gioia mista a sorpresa sul loro viso, quando si accorgono che stanno riscoprendo il loro valore intrinseco, il fatto che sono ancora terra da scoprire, progetti da compiere, quando si accorgono delle nuove possibilità che si profilano ai loro occhi e a tutti i loro sensi, di vivere più pienamente, consapevolmente, con passione e soddisfazione..

La Paura del Proprio Potenziale

Ma esiste un altro tipo di verità da cui tendiamo ad evadere. Non soltanto ci aggrappiamo alla nostra psicopatologia, ma tendiamo pure a sfuggire all’accrescimento personale, poiché anche questo può comportare un altro tipo di paura, di terrore, di sentimento di debolezza e di inadeguatezza.”

Questo scrive A. Maslow in “Verso una psicologia dell’essere“, individuando una paura diversa e forse più profonda della  difesa dell’immagine dell’io, o del rifiuto parti che riteniamo brutte o inaccettabili.
Maslow ci avverte che esiste anche il timore della propria grandezza, il desiderio per lo più inconscio di sfuggire al proprio meglio, il tenersi lontano e il rifuggire dal pieno sviluppo delle proprie potenzialità.

“Troviamo così un altro tipo di resistenza, la negazione del nostro lato migliore, dei nostri talenti, dei nostri impulsi più belli, delle nostre potenzialità più elevate, della nostra creatività”

E’ interessante chiedersi da cosa deriva questa paura e come la manteniamo in vita, dato che sembra davvero costituisca un grosso limite per una vita ricca e soddisfacente.

Continua a leggere “La Paura del Proprio Potenziale”

Il potere rende deboli

 

“E’ proprio nella lotta dell’io per la conquista del potere che l’individuo è più aperto all’influenzamento” (Rollo May, “L’arte del Counseling”)

Quanto più perseguiamo il potere sugli altri, tanto più perdiamo il nostro potere personale.

Quando perseguiamo una posizione di dominanza rispetto all’altro, inevitabilmente mettiamo in atto strategie di manipolazione ad esempio nella comunicazione, oppure aderiamo ad un immagine artefatta di noi stessi (un falso sè) necessariamente parziale o inautentica dalla quale la vulnerabilità deve rimanere esclusa e celata.

In questo processo è facile che aderiamo acriticamente a modelli di comportamento mutuati dall’esterno, quelli che ci appaiono come vincenti e che sembrerebbero assicurarci una posizione di privilegio o di vantaggio sull’altro.

Continua a leggere “Il potere rende deboli”

La spiritualità e suoi fraintendimenti

In molto ambienti spirituali, e oggi spesso anche sui social, si sentono pronunciare frasi del tipo “io sono uno con tutto”, “tutto è perfetto così com’è”, “siamo venuti su questa terra con uno scopo da realizzare”, “ogni evento della vita ci trasmette una lezione che dobbiamo imparare” ecc..

Molte volte ascoltandole rimango piuttosto perplesso, perché di certo si tratta di cose che riconosco come vere, ma allo stesso tempo suonano false e artefatte, sanno di “new age”…come mai?

Continua a leggere “La spiritualità e suoi fraintendimenti”

Che relazione hai con il Momento Presente?

Ti sei mai chiesto qual è la tua relazione con il momento presente?
Secondo E. Tolle è una domanda molto preziosa che ha il potere di portarci in uno stato di presenza
Perché accade questo ?
Perché di solito abbiamo tre modi disfunzionali di relazionarci al momento presente.
Quali sono?

Secondo E.Tolle al primo gradino troviamo il vivere il momento presente come un mezzo per un fine. In questa modalità pensiamo che ci sia un qualcosa nel futuro di più importante verso il quale il momento che stiamo vivendo adesso serva soltanto come traghetto, ci deve insomma portare lì, e il suo valore risiede soltanto nel essere un modo per arrivare da un’altra parte.
Il rischio di vivere così è quello di reiterare sempre lo stesso modello. Praticamente quando arriverà quel momento che tanto stavamo aspettando e che immaginavamo ci rendesse felici. Ecco che probabilmente sentiremo anche quello come un mezzo per andare da un’altra parte e non potremo godercelo appieno.

Continua a leggere “Che relazione hai con il Momento Presente?”

ASCOLTARE E’ UN ATTO CREATIVO Mindfulness e Creatività

 

Ascoltare consapevolmente, implica abbandonare il già conosciuto, i territori già esplorati per intraprendere nuovi percorsi nuove vie, per questo è un atto profondamente creativo.

Nella pratica di mindfulness, l’ascolto è essenziale ma quali sono le qualità dell’ascolto consapevole?.

Per praticare davvero la consapevolezza, il nostro ascolto sarà profondamente diverso da un ascolto abituale, dal modo con il quale ci mettiamo solitamente in relazione con  noi stessi e con gli altri, un ascolto spesso superficiale, pieno di classificazioni concettuali, di giudizi, e molto condizionato dai “mi piace /non mi piace”.

Ascoltare senza giudizio richiede la capacità di non seguire la tendenza abituale che ci spinge ad etichettare e classificare rapidamente tutto ciò che sperimentiamo.

Continua a leggere “ASCOLTARE E’ UN ATTO CREATIVO Mindfulness e Creatività”

Davvero vogliamo politici migliori?

 

Odio virtuale, identità a buon mercato,  apertura del cuore, ovvero come sentirsi meglio (e ristagnare) disprezzando qualcun altro

 

Ma è proprio vero che la stragrande maggioranza degli italiani vorrebbe dei politici migliori? Premetto che non intendo certo difendere la classe politica dalle sue infinite manchevolezze, ne sottovalutare l’importantissimo lavoro sociale e culturale e politico che molti cittadini in tante forme diverse stanno realmente mettendo in atto. Intendo solo spostare il focus un pochino per mettere in evidenza alcuni aspetti forse ancora  poco esplorati della questione “buoni” cittadini vs “cattivi” politici.

Davvero tutti quegli italiani che dicono di desiderare disperatamente politici e una politica migliore, lo vogliono davvero? Se fosse vero questo, sarebbe perlomeno un po’ strano che questo volere così grandemente condiviso non si sia ancora realizzato nemmeno un po’, anzi le cose sembrerebbero andare in tutt’altra direzione. E visto che la situazione sembra essere questa chiedersi come mai sembra importante ed interessante. La mia tesi è il desiderio di miglioramento non sia vero x molti di quelli che dicono di volerlo (ma non per tutti!) e che costoro ad un livello probabilmente non del tutto conscio vogliono anche il contrario ed operano per esso.

Continua a leggere “Davvero vogliamo politici migliori?”